Il Pentolone in Compagnia

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Al interno del paese è nata una piccola biblioteca,un cineforum e una compagnia teatrale   con gente

del luogo ma aperta a tutti, tutto questo grazie al COMITATO PER LA VALORIZZAZIONE DEL

CASTELLO DI AVACELLI   e le persone del paese  che ne fanno parte.

 

Il parroco oltre che dire la santa messa ,è regista del teatro e per di piu allestisce una bellissima

mostra  di arte e mestieri di fronte alla chiesa.  Veramente  un peccato non venirci a trovare!

 

La Storia

Il periodo successivo l'anno 1000 segna per la zona attorno ad Arcevia l'inizio di un notevole incremento e sviluppo demografico, inevitabilmente provocando nuove esigenze di vita sociale e aggregativa e determinando il sorgere di nuove costruzioni e insediamenti urbani.In epoca feudale, nuclei abitati si sviluppano attorno ai castelli edificati, per lo più, a scopo difensivo in punti strategici del territorio. Tra questi uno dei più antichi e importanti è quello di Avacelli ( Castrum Lavacellorum). La sua costruzione è databile tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII in un periodo particolarmente difficile sia sul piano politico sia su quello religioso - Sista infatti determinando la disgregazione dell'intero sistema fèudale, instaurato col sacro Romano Impero, con la conseguente frammentazione dei vasti latifondi ecclesiastici ed imperiali E' un periodo perciò di particolare fluidità ed incertezza, di crisi dei poli istituzionali dì riferimento socio-politico e religioso -. L' insediamento sorge sulla fascia di confine tra le aree di influenza longobarda e quella bizantina ai limiti del Comitato della Diocesi di Camerino verso la Pentapoli Zona di frontiera e di confluenza di vasti territori e domini, Avacelli con la sottostante chiesa di S.Ansovino, risalente alla seconda metà del IX secolo si pone come punto di collegamento tra i territori longobardi del Sentino dell'alto Esino e dell'alto Masa, divenendo perno fondamentale dell'organizzazione militare longobarda che si articola attraverso vati centri fortificati a breve distanza l'uno dall'altro lungo la fascia, montana - Tra di essi la basilica (Beicerca presso Avacelli), la cui esistenza è documentata per la prima volta nel 1082, il castello di Luppurano (Appurano)La cui più antica testimonianza risale al 1162, e la rocca (Arcevia) che, come tale appare per la prima volta in un documento nel 1139. In quest'area, nei primi due secoli del secondo millennio, tra il XII e il XIII, emergono le due potenti famiglie feudali dei Della Rossa e degli Appurano. Definitasi in modo sempre più chiaro e preciso la volontà espansionistica di Rocca Contrada, nel 1219 Nicodemo, signore di Appurano, le 5 sottomette e nel 1234 Rainaldo, ultimo signore dei Della Rossa, fa atto di sottomissione con tutte le sottomissioni con tutte le sue proprietà. Solo qualche anno più tardi, nel 1250 il castello di Avacelli passa sotto U dominio di Rocca Contrada. Gli inizi del secolo successivo vedono l'intero territorio teatro dì cruenti scontri bellici Nel 1407 Rocca Contrada è assediata da Migliorata, signore di Fermo, che intende punirla per essersi legata alla fazione favorevole del Papa. Avacelli tenta di difendersi anche con l'aiuto di un contingente guidato da Giovanni Nellucci, ma l'esercito nemico, da Genga e Rocchetta, con a capo Ceccolini da Perugia, riesce, nonostante la fiera resistenza, ad occupare il castello uguale sorte subiscono gli altri forti che formano il sistema difensivo arceviese. A rompere l'assedio giunge Braccio di Montone che, in pochi giorni, libera tutti i castelli e, con l'aiuto delle popolazioni residenti, riesce a catturare più di 300 uomini. Quando nel 1424 Rocca Contrada rientra sotto il dominio della Chiesa ad opera di Pietro Colonna, Avacelli segue la stessa sorte e viene annessa il 13 ottobre dello stesso anno.

 

A differenza dei castelli del sistema fortificato del territorio di Arcevia ,tutti posizionati sulle sommità di poggi naturali ad andamento quasi circolare ed a fuso, con possibilità di avvistamento a 3600, il castello di Avacelli così come quello di Palazzo è situato in una posizione singolare. L'insediamento si trova infatti a circa cento metri di distanza e quaranta metri più in basso rispetto alla quota superiore del poggio sul versante sud dello stesso e rivolto verso est, con una capacità di avvistamento notevolmente ridotta.L' elevata acclività del versante sul quale si sviluppa l'insediamento del castello, ha originato la forma a ventaglio del nucleo che si presenta con il vertice rivolto a nord generatore di due lati quello ad est forma la chiusura del castello con abitazioni disposte secondo le curve di livello, l'altro ad ovest, dove la pendenza costante del terreno è più dolce, presenta le mura di cinta. La chiusura a sud del ventaglio parallela alle curve di livello coincide con la cinta muraria fortificata che forma un tutt'unico con le sovrastanti abitazioni , dando luogo alla tipologia interna del nucleo suddiviso in tre settori. La strada di accesso oggi abbandonata , che da nord sale dal fondovalle a mezza costa fiancheggia la base delle mura di cinta per tutta la loro lunghezza fino all' ingresso del castello, per poi distaccarsi e scendere verso l'altro versante Al castello si accede attraverso un ingresso posto a sud costituito da una costruzione pressoché quadrata con una porta centrale ad arco acuto sulla cui struttura sono ancora infissi i sei cardini a sostegno delle due ante in legno. Il sistema difensivo è costituito, a sinistra da chi entra dalla torre semicircolare, dove sono ancora visibili delle feritoie verticali poste ad altezza d'uomo e quelle orizzontali che si trovano a circa sei metri dal livello della strada . Il fortilizio è costituito prevalentemente in pietra arenaria con una leggera scarpa a partire dal toro realizzato in mattoni posti di testa con la parte sporgente arrotondata. In prossimità della copertura si trova un'altra cornice, realizzata anch'essa in laterizio, ma con i mattoni disposti in piano. La parte della costruzione sovrastante la porta ricostruita in època successiva con materiale diverso (pietra calcarea bianca) rispetto alta originaria pietra arenaria , probabilmente era dotata di beccatelli per la difesa piombante. Oltrepassata la porta, la viabilità interna corre quasi in piano con assi paralleli tra di loro e disposti a diverse quote altimetriche. Le vie interne sono collegate attraverso ripidi tratti o brevi rampe di scale che confluiscono nella piazzetta sulla quale si affaccia la chiesa di S. Lorenzo con l'antico portale in pietra squadrata calcarea bianca decorata con motivi geometrici alla sommità superiore dell'arco a tutto sesto. Sulle strette vie si aprono le abitazioni disposte a schiera e costituite da due o tre piani ; queste in alcuni tratti si collegano trasversalmente tra di loro superando la via con archi in muratura. Tutte le costruzioni mostrano evidenti segni delle numerose vicende storiche e naturali che il castello ha subito evidenziate dalle diverse tecniche costruite e dall'uso di materiali eterogenei.

 

Luglio 1233

Andrea di Amico consegna al podestà Otello di Nami una lettera da parte di dominus Cesario vicario del rettore provinciale Giovanni Colonna con l'ordine di inviare un sindaco per rispondere della giurisdizione delle ville di Bureta e Fusano rivendicate dal comune di Serra San Quirico

Agosto 1233

Il notaio Giordano, su mandato del rettore provinciale dominus Givanni Colonna e del suo vicario dominus Cesario preso atto della contumacia del vomune di Rocca Contrada immette al sindaco di Serra San Quirico Aginazio di Bentivoglio nel possesso delle ville di Fusano e Bureta.

20 novembre 1237

Il sindaco di Serra San Quirico Angelo si appella al giudice provinciale Geronimo contro il comune di Rocca Contrada e il suo sindaco Deotesalve chiedendo la ratifica della sentenza emessa dal giudice provinciale dominus Giacomo Argenti sulle ville di Fusano e Bureta.

12 dicembre 1237

Gregorio papa Federico imperatore

Deposizione rese davanti al giudice generale della Marca Geronimo dai testi prodotti da Angelo sindaco di Serra San Quirico sulle modalità della consegna delle ville di Bureta e Fusano avvenuta al tempo del rettore provinciale cardinale Giovanni Colonna, in esecuzione della sentenza interlocutoria emessa dal giudice Giacomo Argenti. I testi Rainaldo di Sasso, Soperc di Rolando, Rodolfo di Atto di Gudo ricordano che le due ville erano state consegnate al sindaco di Serra San Quirico Aginazio , tre anni prima di agosto dal notaio Giordano, inviato dalla curia provinciale e da dominus Cesario.

27 dicembre 1237

Gregorio papa Federico imperatore

Il pod. Del comune di Serra San Quirico dominus Piccinico, concordamente con il consiglio generale del comune , designa Ugo Capitoni sindaco e procuratore presso il giudice provinciale dominus Geronimo nella controversia in atto con il comune di Rocca Contrada relativa alle ville e agli uomini di Bureta e Fusano.

6 febbraio 1238

Gregorio papa, Federico imperatore

Mercadante giudice provinciale per il rettore dominus Sinibaldo e cognitor nella causa fra i comuni di Serra San Quirico e Rocca Contrada per il possesso delle ville di Bureta e Fusano, su appello del sindaco di Rocca Contrada Deotesalve annulla la sentenza interlocutoria emessa contro lo stesso comune dal giudice provinciale dominus Jacobo Argenti respingendo la richiesta di ratifica avanzata presso il giudice provinciale dominus Geronimo dai sindaci di Serra San Quirico Ugo e Angelo.

19 marzo 1245

Federico imperatore

Ventura di Accursolo anche a nome delle sorelle Benvenuta e Manza vende al sindaco maestro Salvo notaio metà di un terreno cum edifitio et suis pertinentiis posto presso la piana e le mura del castello, per il prezzo di 50 libre, che riceve da Graziano nocte, collettore della villa di Appurano.

6 ottobre 1247

Innocenzo IV papa

Palmuccio di dominus Monco di Appurano fa atto di castellania al sindaco Ugolino, ricevendone l'esenzione dall'obbligo di portare legna e paglia per il comune

8 dicembre 1247

Innocenzo papa

Fantone di Ugo di Appurano fa atto di castellania al sindaco Cristiano di Gualfredo notaio alle condizioni degli altri castellani e degli uomini - de populo - rinunciando ad ogni privilegio militare e ricevendo l'esonero dall'obbligo di tenere un cavallo per il comune

1248

Aggregazione del castello di Fusano . E' menzionato un dominus Bergamuccio

13 settembre 1248

Innocenzo papa

Guglielmo di Pietro di Monco delle Conce e Attolo dì Bonora di Lavacelli fanno atto di castellania al sindaco Cristiano di Gualfredo notaio.

7 ottobre 1249

Innocenzo papa

Palmolo di Petruccio di Guido di Fusano fa atto di castellania al sindaco Favarello di Zanni

25 maggio 1293

Il podestà di Rocca Contrada dominus Bino dei Gabrielli di Gubbio aperta inquisizione su Cantuccio di Gandolfino della Genga colpevole secondo la voce pubblica di aver aggredito nella contrada del colle di Fusano il rettore di S. Maria di Piedimonte mutilandolo della mano sinistra edel pollice della mano destra e colpendolo due volte alla testa co effusione di sangue, incarica il baiulo Attuccio di Grello di citare lo stesso Contuccio in sua presenza.

28 maggio 1293

Don Grazia rettore della chiesa di S. Maria di Piedimonte del distretto di Serra S.Quirico, denuncia Contuccio di Gandolfino di Genga e quattro suoi complici, di cui non ricorda il nome, di averlo aggredito nella contrada del colle di Fusano amputandogli la mano sinistra e il pollice della mano destra e colpendolo alla testa co effusione di sangue . Offre come testimoni i figli di Berga di Fusano.

30 maggio 1293 Corinaldo

Il giudice del Presidiato dominus Giovanni di Morro cita Contuccio di Gandolfino di Genga a comparire entro tre giorni per difendersi dall'accusa di aver insultato e percosso con altri suoi complici il rettore di S. Maria di Piedimonte don Grazia

2 luglio 1293 Corinaldo

Il giudice del Presdiato dominus Jacobo di Tolentino assolve 34 uomini di Appurano accusati su inquisizione del precedente giudice dominus Ermanno di essere entrati il luglio dell'anno precedente nella propietà e nelle terre di Bernarduccio e Simoncello banditi dalla Chiesa ed avervi sottratto grano e biade

7 luglio 1293 Corinaldo

Il sindaco di Rocca Contrada Recevuto di Zanni compare davanti il giudice del presidiato Dominus Jacobo di Tolentino per appellarsi alla Curia romana contro il mandato fatto al comune di Rocca Contrada dal precedente giudice dominus Giovanni di Morro di non Procedere contro Contuccio di Gandolfino, per le violenze nei confronti di don Grazia monaco di S. Maria de Mollis e rettore di S. Maria di Piedimonte e chiede di annullare ogni processo avviato alla Curia del Presidiato perche contrario alla procedura e lesivo delle competenze giudiziare del comune.